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Una Breve Storia del Servizio Civile

Servizio Civile.

Dall’Obiezione di Coscienza ad oggi

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La storia del Servizio Civile Nazionale affonda le sue radici nella storia dell’obiezione di coscienza di cui è il naturale erede in un rapporto di continuità che non lascia né vuoti né rimpianti. 
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Così recita la frase di apertura del sito istituzionale del servizio civile alla sezione Storia.

Siamo certi che sia ancora così? Ai lettori l’ardua sentenza…

Tale presentazione rimanda alla storia dell’obiezione di coscienza, resa legale nel 1972 dalla legge n. 772. Dal 1948, entrata in vigore la Costituzione Italiana, qualunque cittadino avesse rifiutato di prestare servizio militare sarebbe stato arrestato per poi essere processato. Quasi certamente ne sarebbe scaturita una condanna, che comunque non avrebbe estinto il reato. Frequenti erano i casi in cui si ripeteva più volte il circolo vizioso: processo, condanna, esecuzione, condanna, nuova chiamata alle armi [Righi 2004; Battistelli 2004].

Il reato commesso andava contro l’articolo 52 della Costituzione. L’articolo sanciva che “la difesa della patria è sacro dovere del cittadino e il servizio militare è obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge”, non contemplando alcuna forma di contrapposizione. Negli anni, un insieme di circostanze, mobilitò l’opinione pubblica che cominciò gradualmente a guardare gli obiettori senza ostilità. Le principali furono la presenza in carcere di circa 150 giovani oppositori al servizio militare e la nascita di gruppi che rivendicavano il diritto all’obiezione di coscienza, tra cui il Gruppo d’azione non violenta nel 1963 e la Lega per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza nel 1969.

La prima legge.

L’organizzazione delle stesse in manifestazioni di protesta di fronte al Parlamento e ai Tribunali militari ebbe impatto anche sulla classe politica. Nel dicembre del 1972 giunse all’approvazione della legge “Marcora”. Si trattava di una legge che considerava l’obiezione di coscienza non come un diritto, ma un modo di effettuare il servizio militare in maniera alternativa [Righi 2004]. La domanda di obiezione andava sottoposta allo stesso Ministero della Difesa, con evidente conflitto d’interessi, dopo che un’apposita Commissione ne aveva precedentemente valutato la sincerità.

Solo nel 1985, con sentenza del Consiglio di Stato, si limitarono i poteri della Commissione, vincolandoli al solo accertamento della presenza di circostanze oggettive che contrastassero con l’obiezione, come il possesso di una licenza per la detenzione di armi o carichi penali per porto abusivo di armi [Albesano 1993]. Tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, la Corte Costituzionale si pronunciò varie volte in merito all’obiezione di coscienza. Tuttavia, il suo pieno riconoscimento giuridico fu sancito solo nel Luglio 1998, con l’approvazione definitiva da parte del Senato della legge n. 230, Nuove norme in materia di Obiezione di Coscienza.

Dalla “concessione” al DIRITTO.

La legge, che rese l’obiezione di coscienza un diritto della persona e non mera concessione di un beneficio [Cipriani 1998], introdusse anche il concetto di Servizio civile Nazionale. Per la prima volta si contemplava anche la partecipazione femminile. In seguito, con l’approvazione della legge Norme per l’istituzione del servizio militare professionale del novembre 2000, anche l’Italia si avviò ad adottare un esercito composto esclusivamente da volontari/professionisti. Questo avveniva anche in altri paesi europei, come Olanda, Belgio, Francia, Spagna e Gran Bretagna.  E con l’approvazione della legge 64 del 2001, che istituì il Servizio Civile Nazionale, si aprì definitivamente una nuova fase: quella di un modello di servizio civile non più basato sull’obbligatorietà, ma sulla disponibilità dei giovani. Disponibilità a dedicare una parte della loro vita al servizio di progetti proposti da Enti non lucrativi pubblici e privati [Filippini, Grandi 2003].

Ma i riconoscimenti introdotti dalle leggi 230/98 e 64/2001 giunsero anche grazie alle azioni di disobbedienza civile di obiettori di coscienza in servizio. Questi, pur in assenza di una normativa che regolamentasse l’espatrio, si recarono fuori dai confini nazionali senza autorizzazione. Lo facevano per sostenere progetti umanitari e di promozione della pace, soprattutto durante il conflitto nei territori della Ex-Jugoslavia.

Oggi

La legge del 2001 permette ai giovani tra i 18 e i 29 anni di candidarsi ad un progetto di Servizio Civile Nazionale. I giovani selezionati percepiscono 433,80 euro mensili, a cui si aggiungono fino a 15 euro al giorno nel caso dei progetti svolti all’estero. I progetti hanno durata annuale, per un totale di 1400 ore complessive, corrispondenti a un impegno medio di 30 ore a settimana.

A partire dal 2001 il numero di posti banditi è andato aumentando fino a quando, nel 2006, si è raggiunta la quota più alta di volontari per anno, poco meno di 46.000. Da allora il numero è calato, scendendo fin sotto i 20.000 posti. Nel 2011, poi, e anche nel 2013 non è stato pubblicato quasi nessun bando di servizio civile nazionale. Tra le poche eccezioni, alcuni bandi straordinari, come quello legato al sisma emiliano.

Quel calo dei posti disponibili ha contribuito all’aumento, ormai esponenziale, dello squilibrio strutturale tra domanda e offerta di servizio civile. Uno squilibrio molto evidente al Centro e al Sud, che negli ultimi si è verificato anche nelle regioni settentrionali dove, nel caso dei bandi speciali per il terremoto emiliano, si è registrato un notevole incremento del rapporto tra domande e offerta: sei domande presentate per ogni posto disponibile.

Questo squilibrio è ancora più accentuato nel caso del servizio civile all’estero. I dati in possesso del Coordinamento Provinciale degli Enti di Servizio Civile di Bologna, ad esempio, mostrano come gli enti bolognesi che propongono progetti all’estero abbiano, in certi casi, ricevuto fino a venti domande per ogni posto disponibile [Giannoni, Miele 2013].

Il prossimo futuro.

La buona notizia è che i finanziamenti sul Servizio Civile, dal 2016, sono tornati leggermente a salire. La speranza è che aumentino come auspicabile anche al seguito della Riforma sul Servizio Civile Universale. Secondo le dichiarazioni del Governo, già nel 2017, si dovrebbe toccare la quota di 50 mila posti. Per arrivare a un obiettivo di 100 mila nel corso dei due o tre anni successivi. Staremo a vedere.

L’eredità dell’Obiezione di Coscienza o Una nuova storia da scrivere?

In ogni caso, nel generale mutamento di contesto avvenuto dal 2001, può essere utile rendersi consapevoli di una novità storica.

La maggior parte dei giovani, attuali protagonisti del Servizio Civile, faticano a dare per scontata una visione del Servizio Civile come “naturale erede” dell’obiezione di coscienza.

Che cosa è rimasto dello spirito degli obiettori nelle esperienze dei giovani che lo svolgono negli ultimi anni? Sempre più utile sarebbe capire e studiare cosa pensano i giovani che oggi vivono questa esperienza, in un contesto sociale, economico e culturale profondamente mutato. Intanto, qui si trovano degli esempi di questo tipo di studi.

Approfondimenti e Bibliografia

Albesano S. 1993 Storia dell’obiezione di coscienza in Italia, Treviso: Santi Quaranta

Astolfi L., Gentina E., Milano D. (eds.) 2006, VO.CI Servizio Civile Volontario Una Scelta di pace, Torino: EGA

Caritas italiana 2004, Voci sull’obiezione. Interviste ai protagonisti, Molfetta: La Meridiana Editore

Cipriani D. 1998, Guida all’obiezione di coscienza. La nuova legge spiegata e commentata articolo per articolo, Roma: Libera Informazione

Consorti P. 2003, Senza armi per la pace. Profili e prospettive del “nuovo” servizio civile, Pisa: Edizioni Plus-Università di Pisa

Di Blasio P. et. al. 2013, Caschi bianchi oltre le vendette. Sperimentare il Servizio Civile e la difesa civile non armata e nonviolenta per conoscere e trasformare i conflitti, Padova: Cleup

Filippini S. et. al. 2007, Servizio Civile all’Estero e difesa non armata e nonviolenta

Flippini S., Grandi G. (eds.) 2003, Servire la pace e difendere i diritti umani: esperienze europee e prospettive del servizio civile all’estero

Giannoni C., Miele S. 2013, Penso ne valga la pena! Percorsi di ricerca su enti e volontari di Servizio Civile

Iannone M. 2014, L’importanza del Servizio Civile Nazionale: esperienze e opinioni dei volontari di ARCI Servizio Civile Cesena

Miele S. 2012, Una marcia in più. Etnografia del pensiero sul servizio civile all’estero

Righi L. 2004, Giovani e servizio civile, Milano: Franco Angeli

Sharp G. 1996, Politica dell’azione non violenta, Torino: Edizioni Gruppo Abele

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