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Hai mai provato a scrivere “Carriera” e “Antropologia” su Google?

Se studi, o hai frequentato un corso di laurea in Antropologia, probabilmente ci hai già provato…

Se non lo ho hai mai fatto, ti anticipo che il risultato potrebbe non piacerti. Sul podio, ben al secondo posto, si piazza questo risultato:

laurea Antropologia

Per fortuna al primo ce n’è uno leggermente più confortante. Una recensione del libro Professione Antropologo (rivolto soprattutto agli antropologi fisici) di Moreno Tiziani, autore dell’omonimo blog. Nonostante lo spietato Gooogle, non credo che Antropologia Culturale o Sociale rappresenti una delle peggiori lauree per le prospettive di lavoro. L’Antropologia può costituire una delle professioni chiave per il futuro delle nostre società. Come ho spiegato in questo articolo in cui parlo del mio percorso professionale, la potenzialità dell’Antropologia all’estero è abbastanza evidente.

Io me ne sono accorto quando ho lavorato in Francia per il mio Dottorato di ricerca. Forse in paesi anglofoni è ancora più facile rendersene conto. Un quotidiano irlandese, ad esempio, inserisce gli antropologi al secondo posto fra le 50 professioni del futuro (alla faccia del secondo posto su Google dell’articolo sulle peggiori lauree!). Guarda un attimo questa grafica del sito antropologia2-0.com

Antropologia2.0

Pensa che nell’Università italiana c’è attualmente spazio solo per 167 Antropologi in totale (tra prof. Ordinari, Associati e Ricercatori). Ora, quando mai ci fosse un concorso per uno di questi posti, pensa a quanti sono oggi gli studenti dei Corsi di Laurea in Antropologia. A Bologna, ad esempio, solo gli iscritti al primo anno del Corso di Laurea Magistrale in Antropologia culturale ed etnologia, sono 91. Come dire: carriera accademica assicurata! Certo questo non significa che la possibilità di fare carriera accademica in antropologia siano nulle. Voglio solo dire che, se il lato destro dell’ infografica ti appassiona, nell’Antropologia 2.0 c’è molto più spazio.

Se vuoi trovare un supporto in questo senso ti segnalo che, da poco più di un anno, è nata un’Associazione per gli Antropologi Professionali Italiani, www.anpia.it. Tra i suoi obiettivi principali la promozione e la tutela della figura dell’antropologo nella società.

Ciò detto, non c’è dubbio che, per crearsi una carriera lavorativa in quest’ambito, uno studente ha bisogno di più occasioni. Opportunità di sperimentare sul campo, viaggiare, inserirsi negli enti, nelle istituzioni, confrontarsi in contesti locali e internazionali. Il discorso vale, in generale, per gli studenti di tutte le Scienze Sociali, incluse quelle dell’Educazione e della Formazione. Oggi più che mai, però, vale per gli studenti di Antropologia. Una Scienza che non sarebbe nata senza le esperienze sul campo, negli angoli più remoti e sconosciuti del pianeta, dei “padri fondatori”. Una Scienza che oggi viene appresa quasi esclusivamente dai testi e nelle aule universitarie. Col risultato che, la maggior parte dei laureati in Antropologia, spesso, non ha alcuna esperienza sul campo. Come pretendere, poi, che non facciano fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro e intraprendere una carriera lavorativa?

Per questi motivi, se sei uno studente di Antropologia o stai cercando di costruirti una carriera in questo campo, voglio segnalarti tre strategie che nel mio caso hanno fatto la differenza. Ti saranno utili, specialmente se ritieni importante crearti opportunità di fare “esperienza sul campo”. Eccole.

1. Proporre ricerche e consulenze utili, con metodologie qualitative innovative, come l’Etnografia del Pensiero e lo Human-centered Design.

Già durante l’università ho iniziato a guadagnare facendo ricerche per diversi enti. Ho lavorato per associazioni, ONG, enti pubblici e privati, piccole e grandi cooperative sociali. Fino a lavorare direttamente per il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in uno dei primi progetti di ricerca organici del Ministero sul fenomeno dei Senza Dimora. Alcuni di questi progetti hanno finanziato anche il mio Dottorato di ricerca in Francia.

Scommettere su metodi di ricerca come l’Etnografia del Pensieromi ha dato non pochi vantaggi. Questo tipo di etnografia permette, nel giro di qualche mese, di dare riscontri e prescrizioni utili agli enti che commissionano una ricerca. Tutti i metodi antropologici che prevedono anni di osservazione, prima di esprimere qualche risultato concreto, sono tra i più affascinanti per me. Possono però”permetterseli”, molto più facilmente, i ricercatori accademici. O tutti quelli che vengono pagati da Università o altre istituzioni pubbliche. Quando a pagarti è un ente, un’azienda, un “cliente”, i tempi sono completamente diversi. Ti pagano perché si aspettano di ricevere un beneficio (in questa vita!). Se non hai mai sentito parlare di Etnografia del Pensiero e vuoi sapere di più, trovi la maggior parte degli aspetti che possono interessarti in  questi quattro articoli dedicati.

Al di là delle fasi di ricerca, la tua carriera da antropologo si può basare molto anche sulla consulenza. Nel mio caso è stato molto utile approfondire alcuni approcci legati allo Human-centered Design. Questi approcci, di cui si stanno “impadronendo” ingegneri, esperti di comunicazione e figure di tutt’altri ambiti, sono a mio parere perfetti per un antropologo. Fanno largo uso di tecniche etnografiche. Consentono di progettare innovazioni basate proprio sulle esigenze di utenti e gruppi che la sensibilità antropologica permette di conoscere a fondo. Così si creano miglioramenti, progetti o servizi che soddisfano sia gli enti che gli utenti. Se vuoi approfondire le potenzialità dello Human-centered Design per un antropologo, ti consiglio di partire da questo articolo.

Ok, passiamo alla seconda “strategia”. Un attimo, però. Se questa prima “strategia” ti è sembrata utile, perché non condividere? Grazie!

2. Sfruttare opportunità che permettono di entrare in contatto col mondo del lavoro e conoscere diversi enti, come il Servizio Civile o i Corpi Civili di Pace.

Una domanda che spesso mi sento fare da giovani che cercano lavoro in ambito sociale o culturale è :

“tutti chiedono l’esperienza per assumerti, ma come si fa a farla se nessuno ti fa lavorare?”

Ecco, questi sono i momenti in cui rispondo “hai provato a fare il Servizio Civile?”

Il Servizio Civile consente di fare un’esperienza abbastanza lunga. Spesso permette di inserirsi in contesti e realtà molto simili a quelle lavorative (anzi, spesso coincidono). Certo, l’esperienza può essere più o meno positiva in base al progetto e all’ente scelto, ma nella maggior parte dei casi si impara moltissimo.

Tutto sommato, si può dire che si inizia anche a guadagnare qualcosa. Il “rimborso” mensile di 433 euro e 80 centesimi, seppur minimo, rappresenta un incentivo rispetto ai tanti tirocini gratuiti che vengono proposti in lungo e in largo. Certo, 30 ore medie di impegno settimanale non sono affatto poche. La buona notizia è che si passerà a 25 ore a settimana. A partire dai prossimi bandi, infatti, entreranno in vigore tutte le novità legate alla Riforma del Servizio Civile “Universale”, approvata definitivamente pochi giorni fa.  Sono sempre più i laureati in Antropologia che incontro durante i corsi di formazione che svolgo nell’ambito del Servizio Civile.

Fino ad oggi era possibile farlo o tutto in Italia o tutto all’estero, dove anche il compenso mensile aumentava (circa il doppio), ma c’erano pochissimi posti. Durava sempre un anno. Le novità della Riforma consentiranno anche di fare progetti con durate diverse (da 8 a 12 mesi). Sarà possibile prevedere un periodo all’estero anche per i progetti in Italia (massimo 3 mesi). Se vuoi approfondire degli aspetti legati al Servizio Civile, in questi articoli trovi diverse informazioni utili. Se ci sono degli aspetti che vuoi chiarire scrivimi nei commenti in fondo all’articolo. Già c’era un mare di confusione sul servizio civile, soprattutto tra le informazioni in rete. Non oso immaginare i dubbi e le nuove leggende metropolitane che si scateneranno dopo la riforma.

Nel mio caso, ad esempio, il Servizio civile all’estero ha rappresentato la possibilità di fare ricerca in Africa, restandovi per un intero anno. Pur essendo spesso uno dei loro maggiori desideri, sempre meno antropologi hanno la possibilità, o la fortuna, di fare questo tipo di esperienze.  Per molti dei miei colleghi di allora, ha invece rappresentato l’inizio di una carriera nel mondo della cooperazione internazionale. MA attenzione. Se non vuoi sprecare le tue opportunità, sappi che le domande di servizio civile sono solitamente molto più alte dei posti disponibili. La Riforma lo ha definito Servizio Civile “Universale”. I finanziamenti a disposizione, però, sono ancora ben lontani dal pensare di coprire tutte le domande che vengono presentate a ogni bando. Seguire questi consigli ti darà sicuramente maggiori probabilità di non “sprecare” la tua domanda.

Se vuoi vedere in che modo puoi valorizzare il tuo Curriculum dopo un’esperienza come quella del Servizio Civile, in questo articolo trovi degli spunti che possono esserti utili.

Un’altra possibilità interessante per un antropologo sono i Corpi Civili di Pace, specialmente se ti interessa  misurarti in scenari di post conflitto o di emergenza (sociale o anche ambientale).

In questo articolo trovi tutte le informazioni necessarie. Un primo bando è scaduto il 10 febbraio 2016. Ma nei prossimi anni ce ne saranno altri. Quasi certamente sarà maggiore anche il numero di posti disponibili.

Se vuoi essere informato in anteprima sull’uscita di bandi come quelli del Servizio Civile o dei Corpi Civili, ti consiglio di iscriverti alla NEWSLETTER.

Normalmente i bandi restano aperti un mese. Saperlo subito può fare la differenza. Hai tutto il tempo di scegliere con calma il progetto migliore per te e preparare bene la tua domanda. Accorgersene negli ultimi giorni e fare tutto in fretta, ti assicuro, non è la stessa cosa. Non dire poi che non te l’avevo detto 🙂

Passiamo all’ultima strategia.

3. Continuare a formarti e specializzarti anche all’estero, con le numerose opportunità (molte anche brevi e completamente gratuite) offerte dai programmi europei.

Imparare e mettere in pratica strumenti di formazione, animazione, creatività, problem solving. Praticare tecniche che possono esserti utili durante il tuo lavoro o possono farti fare esperienza e trovare più facilmente lavoro. Forse non lo sai ma ci sono moltissime possibilità, in Europa e oltre, di fare tutto questo.

Si tratta di possibilità spesso completamente gratuite. Non ti costano nulla perché sono finanziate da programmi europei. Molte sono anche brevi. Puoi partire per dei progetti di una settimana, senza dover mettere in conto lunghi periodi lontano da casa. Ti assicuro che sono anche tra i metodi migliori per rafforzare una competenza che ti torna sempre utile: l’uso dell’inglese. Fondamentali, poi, sono la rete di contatti internazionali in cui ti puoi inserire e le amicizie che puoi crearti. Senza dimenticare la possibilità di viaggiare (gratis!), conoscere nuovi paesi e confrontarsi con altre culture. Tutti elementi essenziali per la crescita personale e professionale di un antropologo.

All’inizio, forse, non è facile capire come partecipare a queste opportunità, soprattutto se non sai bene come funzionano.

Tranquillo, se ho deciso di aprire questo blog è anche perché voglio diffondere queste opportunità e aiutare le persone a parteciparvi, perché per me sono state una svolta incredibile. Prima di tutto, in questo articolo, hai una guida generale. Capirai quali sono le possibilità offerte e come funzionano. Troverai anche diversi consigli per candidarti. Se poi vuoi essere avvisato delle possibilità e dei corsi in scadenza a cui puoi candidarti, ti basta iscriverti alla NEWSLETTER qui sotto (se non l’hai ancora fatto) 

Allora? Proverai una di queste strategie?? Se si, in bocca al lupo! E fammi sapere come va nei commenti qui sotto. Solo dopo aver condiviso l’articolo però! Grazie mille.

Se vuoi restare in contatto diretto, senza perdere neanche un articolo o aggiornamento che potrebbe esserti utile, seguimi su Facebook!

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